Tharros e la penisola del Sinis

 

Tharros è un sito archeologico della provincia di Oristano, situato nel comune di Cabras, ubicato all'estremità meridionale della Penisola del Sinis, considerata da alcuni la seconda Cartagine del Mediterraneo.

La città fu fondata dai Fenici nell'VIII secolo a.C. nei pressi di un preesistente villaggio nuragico dell'età del bronzo. Successivamente, sotto la dominazione cartaginese, la città venne fortificata e ampliata e conobbe un periodo di floridezza economica con l'intensificarsi dei rapporti commerciali con l'Africa, la penisola iberica e Massalia.

Sotto la dominazione romana la città venne rinnovata urbanisticamente con la costruzione delle terme, dell'acquedotto e la sistemazione della rete viaria con lastricato in basalto. Dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente, Tharros, governata prima dai Vandali e poi dai Bizantini e vessata dalle incursioni saracene, entrò progressivamente in una profonda crisi che porto all'abbandono del sito intorno al 1050.

L'area è attualmente un museo all'aria aperta. Tra le strutture più interessanti vi sono il tophet, il tipico santuario fenicio-punico a cielo aperto, due necropoli di epoca fenicia, le terme, le domus signorili, i resti cartaginesi del tempio delle semicolonne doriche, del tempietto a corte, del tempio dìstillo, del tempio delle gole egizie, del tempio di Demetra e Core, le mura di fortificazione erette a difesa dai cartaginesi.

Alcuni studiosi individuano la città di Tharros con la mitica Tartesso, vantica città mitica, collocata da Platone oltre le colonne d’Ercole, proprio come Atlantide. L’identificazione è suggerita dal ritrovamento di un incisione nella stele di Nora che significherebbe “in Tartesso”.


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Cabras e i Giganti di Mont'e Prama

 

Abitata dai fenici tra il IX e l’ VIII secolo a.C. sulla collina chiamata Mont’e Prama, oggi una secca distesa alle spalle della laguna di Cabras, doveva sorgere qualcosa di grandioso. Una necropoli monumentale, senza pari.
All’inizio dell’età del Ferro i sardi dovevano essere tanto ricchi e potenti da poter commissionare un “Heroon”, un monumento sepolcrale legato al culto di un eroe, più maestoso di ogni altro conosciuto per lo stesso periodo in Italia o sulle coste della Grecia.

I ritrovamenti di sculture nuragiche a tutto tondo, scolpite in arenaria gessosa, sono statue alte tra i 2 e i 2,5 metri, raffiguranti sacerdoti guerrieri alti più di due metri, pugilatori dagli occhi cerchiati, busti di arcieri, gambe di titani dai parastinchi intagliati. Sono esempi di rara fattura e non se ne trovano di simili in tutto il Mediterraneo. I tratti stilistici, i motivi geometrici con cui sono state decorate le sculture dimostrano chiari influssi orientali, probabilmente opera di maestri artigiani arrivati da lontano: Anatolia, Siria o Mesopotamia. I reperti sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

A seconda delle ipotesi, la datazione dei “Kolossoi", oscilla dal IX secolo a.C. o addirittura all'XI secolo a.C., ipotesi che potrebbero farne fra le più antiche statue a tutto tondo del bacino mediterraneo, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia arcaica, dopo le sculture egizie.


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